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Immagini e performance del sito, consigli di ottimizzazione

Consigli per ottimizzare immagini e prestazioni

A costo di sembrare ripetitivi, il nostro blog torna oggi a dedicarsi al tema degli interventi di ottimizzazione SEO e, in particolare, alle tecniche e agli strumenti che ci possono aiutare a ottimizzare le immagini e i contenuti multimediali pubblicati onpage, consentendoci di non pesare troppo sulle performance del sito.

Ribadiamo il valore delle immagini per la SEO

Il tema è piuttosto frequente su queste pagine, e non potrebbe essere diversamente, vista l’attenzione che da Mountain View invitano a tenere sia sul tema velocità dei siti e SEO (in ultimo, con il video di Martin Splitt e John Mueller di qualche settimana fa) che sul valore di Google Immagini come fonte di traffico organico alternativo e strategico. Inoltre, basta anche dare uno sguardo all’evoluzione della ricerca per immagini per capire quanto questo fronte sia caldo e quanto l’azienda americana ci stia investendo.

I 7 consigli per ottimizzare le immagini e le prestazioni

E quindi, la nuova guida pubblicata sul sito web.dev ci offre un percorso di 7 passi per riuscire a raggiungere l’obiettivo (anzi, gli obiettivi) di ottimizzazione delle immagini per impattare al minimo sulle prestazioni del sito, attraverso l’uso di alcuni strumenti e di tecniche che si rivelano in realtà abbastanza semplici anche per i meno esperti.

  1. Usa Imagemin per comprimere le immagini
  2. Sostituisci le GIF animate con i video per un caricamento più veloce della pagina
  3. Usa lazysizes per un caricamento lazyload delle immagini
  4. Offri immagini reattive
  5. Servi immagini con dimensioni corrette
  6. Usa immagini WebP
  7. Utilizzare i CDN delle immagini per ottimizzare le risorse

1.     Comprimere le immagini con sistemi specifici

È Katie Hempenius, software engineer presso Google, a descrivere il processo da seguire per usare in modo efficace Imagemin, un tool disponibile sia come CLI che come modulo npm che permette di eseguire la compressione delle immagini senza perdere in qualità. Il punto di partenza è piuttosto chiaro: le immagini non compresse gonfiano le pagine con byte non necessari, anche perché un utente medio non si renderà conto della differenza qualitativa.

Un passaggio su Google Lighthouse ci permette di verificare le opportunità di migliorare il caricamento della pagina comprimendo le immagini, mentre l’uso di Imagemin si rivela “una scelta eccellente” perché il software supporta un’ampia varietà di formati di immagine ed è facilmente integrabile con script di compilazione e strumenti di compilazione.

Senza andare troppo nel dettaglio, con il tool si può decidere se la compressione deve essere “lossy” o “lossless, ovvero quanti dati perdere; ovviamente, la compressione lossy riduce le dimensioni del file, ma a scapito della possibile riduzione della qualità dell’immagine, mentre nell’altra tipologia non c’è alcuna perdita. Secondo l’esperienza della Googler, però, proprio la modalità lossy è quella che generalmente si rivela migliore, perché permette di ridurre significativamente la dimensione dei file e di personalizzare i livelli di compressione per soddisfare le esigenze.

2.     Convertire le pesanti gif in altri formati di video

Il secondo punto è affidato a Houssein Djirdeh, altro membro del team di Google, che ci offre alcuni consigli tecnici relativi all’inserimento di animazioni in pagina: per rendere più veloce il caricamento, dice, meglio usare video al posto delle gif. I motivi sono molteplici, a cominciare dal fatto che le gif animate possono avere pesi davvero enormi.

Djirdeh però ci rassicura: convertire GIF di grandi dimensioni in video è un processo che richiede un lavoro relativamente rapido, che però offre ottimi risultati in termini di risparmio sulla larghezza di banda degli utenti. Anche in questo caso, il primo passaggio è controllare su Lighthouse l’effettiva presenza di gif che possono essere convertite, mentre il software suggerito per eseguire l’operazione è FFmpeg, che appunto trasforma l’animazione in un video MP4 o WebM (formato non supportato da tutti i browser).

Il risparmio tra peso di una gif e video è evidente: nell’esempio fornito, si passa dalla dimensione di 3,7 MB dell’animazione iniziale ai 551 KB della versione MP4, fino ai 341 KB della versione WebM. Attraverso alcuni comandi ed elementi (come ad esempio <video>) si possono impostare dei video che abbiano le stesse peculiarità delle gif, e che quindi hanno un play automatico, proseguono in loop (ma si può anche decidere di bloccare la riproduzione continua) e sono silenziosi.

3.     Usare lazysizes per il lazyloading delle immagini

È di nuovo Katie Hempenius a spiegare come usare il lazyloading per le immagini, ovvero il “caricamento lento” che consente di pianificare il caricamento delle risorse on page quando sono necessarie, anziché in anticipo, e quindi di evitare di dover attendere un caricamento completo anche di risorse non necessarie. Le immagini che sono fuori schermo durante il pageload iniziale sono candidati ideali per questa tecnica, e l’uso di lazysizes rende questa strategia molto semplice da implementare.

Lazysizes, la principale library per eseguire l’operazione, è uno script che carica in modo intelligente le immagini mentre l’utente si sposta attraverso la pagina e dà priorità alle risorse che l’utente incontrerà subito. È ritenuta una buona scelta perché è altamente performante per rilevare la visibilità degli elementi della pagina.

4.     Utilizza immagini responsive

Il consiglio successivo è facile da comprendere: è ancora Hempenius a evidenziare come l’uso di immagini responsive possa risolvere problemi di caricamento lento, perché “la pubblicazione di immagini di dimensioni desktop su dispositivi mobili può utilizzare 2-4 volte più dati del necessario”, mentre un approccio diverso ai contenuti multimediali – andando oltre al generale sito responsive – permette di servire immagini di dimensioni diverse su dispositivi diversi.

Oltre a consigliare alcuni strumenti per eseguire l’operazione (sharp npm package e ImageMagick CLI tool, ma anche  Thumbor e Cloudinary), l’esperta Googler risponde anche a una domanda frequente: “Quante versioni di immagine devo creare“? Ovviamente, non esiste una risposta unica o corretta, ma “è comune servire 3-5 diverse dimensioni di un’immagine: servire più dimensioni di immagine è meglio per le performance, ma occuperà più spazio sui server e richiederà la scrittura di un po’ di HTML in più”.

Gli attributi delle immagini

Importante è anche sapere quali attributi del tag <img> usare per raggiungere il risultato voluto:

  • srcset – è un elenco separato da virgole di nomi di file di immagini e dei loro descrittori di larghezza o densità; il width descriptor evita al browser di scaricare l’immagine per determinarne le dimensioni.
  • sizes – l’attributo size indica al browser la larghezza dell’immagine quando verrà visualizzata, ma non ha alcun effetto sulla dimensione del display (serve ancora CSS). Per determinare l’immagine da caricare, il browser utilizza queste informazioni, insieme a quanto conosce sul dispositivo dell’utente, ovvero le dimensioni e la densità dei pixel. A parità di altre condizioni, un display ad alta densità di pixel apparirà più nitido di un display a bassa densità di pixel, quindi bisogna usare più versioni se desideriamo fornire agli utenti immagini che siano il più nitide possibile a prescindere dai pixel del dispositivo.
  • src – l’attributo src fa funzionare questo codice per i browser che non supportano gli attributi precedenti, permettendo il caricamento della risorsa specificata dall’attributo src.

5.     Fornire immagini di dimensioni corrette

Proseguiamo ancora con consigli molto pratici, partendo da una dimenticanza piuttosto frequente: non ridimensionare un’immagine prima di aggiungerla alla pagina, che quindi sta sprecando i dati degli utenti e danneggia le prestazioni della pagina. Katie Hempenius suggerisce ancora di fare un check su Lighthouse per identificare le immagini che hanno dimensioni errate, ma chiarisce anche come fare a determinare le misure giuste.

Secondo la Googler, questo topic può essere “ingannevolmente complicato” ed esistono due tipi di approccio, uno buono e uno migliore: entrambi usano CSS units e consentono di migliorare le prestazioni, ma il secondo richiede sforzo e tempi maggiori per comprendere e implementare, a fronte comunque di risultati migliori.

  • L’approccio buono si basa su unità relative e assolute: le prime consentono di ridimensionare l’immagine a una misura che funzioni su tutti i dispositivi, mentre le altre indicano una corrispondenza precisa alle misure di visualizzazione. Il pannello DevTools Elements può essere utilizzato per determinare la dimensione in cui viene visualizzata un’immagine.
  • L’approccio migliore è più lungo: bisogna impostare innanzitutto unità assolute con gli attributi dell’immagine srcset e sizes, e successivamente quelle relative usando immagini responsive. Il punto di partenza è sempre che un’immagine che funziona su tutti i dispositivi sarà inutilmente grande per i dispositivi più piccoli, e quindi si possono impostare dimensioni più adatte ai vari dispositivi.

Ci sono anche strumenti che possono supportare questo lavoro, come ImageMagick per ridimensionare le immagini fino al 25% dell’originale e di scalarla fino ad adattarsi a “200px wide by 100px tall”.

6.     Sfrutta il formato WebP

Ancor più immediato il sesto suggerimento, ovvero usare il formato di file WebP al posto delle altre tipologie. I motivi sono evidenti: le immagini WebP sono più piccole delle loro controparti JPEG e PNG, con una riduzione media del 25–35% sulla dimensione dei file, che influisce quindi sulle dimensioni della pagina e migliora le prestazioni.

Anche due colossi come YouTube e Facebook usano questi file: su YouTube il passaggio alle anteprime WebP ha generato un caricamento delle pagine del 10% più rapido; passando al nuovo formato, Facebook ha invece registrato un risparmio del 25-35% rispetto alle dimensioni dei file JPEG e un risparmio dell’80% sui file PNG.

7.     Usare CDN di immagini per ottimizzare le risorse

L’ultimo consiglio di Katie Hempenius riguarda i CDN di immagini (Image content delivery networks), le reti di distribuzione di immagini che, secondo la Googler, sono eccellenti per l’ottimizzazione perché consentono un risparmio del 40/80% sulla dimensione del file.

I CDN sono sistemi specializzati nella trasformazione, ottimizzazione e consegna delle immagini. Per le immagini caricate attraverso loro, l’Url della risorsa indica non solo quale immagine caricare, ma anche parametri come dimensioni, formato e qualità, semplificando la creazione di varianti di un’immagine per diversi casi d’uso. Si distinguono dagli script di ottimizzazione delle immagini in fase di creazione perché creano nuove versioni delle immagini quando sono necessarie, e quindi sono generalmente più adatte alla creazione di immagini fortemente personalizzate per ogni singolo client rispetto ai build scripts.

Come scegliere un CDN di immagini

Esistono molte buone opzioni di reti CDN di immagini: alcuni fornitori hanno più funzionalità di altri, ma probabilmente tutti permettono di salvare byte sulle immagini e quindi di caricare le tue pagine più velocemente. Oltre ai set di funzionalità, altri fattori da considerare quando si sceglie un network sono il costo, il supporto, la documentazione e la facilità di installazione o migrazione.

L’articolo Immagini e performance del sito, consigli di ottimizzazione proviene da SEOZoom.

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Throwback: Old Online Trends That Have Gone Stale

If you work in any technology-based company or sector, you know things are always changing. What was standard practice and trendy and new one day or week becomes outdated and ineffective the next. As SEO trends constantly come and go, one simply can’t afford to not change. It is a company’s flexibility and ability to accept and support constant change that often succeeds.

If you’re interested in entering the technology field or you’re returning to the industry after a long break, here are some of the old online trends to avoid. You’ll notice these trends were once the accepted but have since grown stale and have fallen by the wayside:

Music Playing Website

 

As if hold music or elevator music wasn’t bearable, there was a time when companies welcomed visitors to their website with this awful, outdated music. This old online trend quickly became a no-no as website visitors quickly left a site.

“Click Here!” Linked Buttons

 

These forms of old online trends are still heavily used even though they aren’t as effective as other types of linked text. Web users now are in a hurry and want context to what kind of website a text link will take them to. The generic “click here” doesn’t tell the busy web user what the linked page is about and whether they would benefit by clicking through to it.

Long Sales Letters

 

There are multiple reasons the long sales letters disappeared. The largest two reasons being the fact that print is now largely out of date, being replaced with everything digitally, and the other being the short patience and attention spans of busy consumers who don’t want to read long text.

Buying Links

 

While a good link building campaign still has value today, the link building process has changed. The old online trend of buying links was common practice, but that technique of getting links is a serious no-no that violates SEO ethics and best practice today. Before buying links was a thing, anyone could link to whatever and however many of external pages as they liked. This caught the attention of Google, the largest search engine who put a stop to this form of link spamming with its Penguin algorithm. Since then it’s become important to consider where you’re linking to and the authority of that site.Linking to quality sites gains credibility for your site as well as the trust of Google and web users. Instead of buying links, it is acceptable to “trade” for links via guest posting and blogging outreach.

Yellow Page Advertising

 

Back in the day, the “Yellow Pages,” or phone book was delivered to each home. It contained a large, local business directory. If you needed a company’s phone number, hours, location or briefly see what they specialized in, you would look it up in the “Yellow Pages.” In addition to basic business information, some businesses would grab reader’s attention through sprinkling ads throughout the phone book. These old online trends was a good idea then. Now, however, with the widespread use and accessibility of the computer and Internet and smartphones, people now have immediate access to the same vital business information on the go.

Keyword Stuffing

 

In the past, SEO specialists and programmers were overzealous in their use of keywords. The use of keywords in a piece of content made it hard to read and understand. This caught the eye of Google who implemented the Panda algorithm to put a stop to the practice. The use of keywords in online content is still important today, but, now inserting an amount of keywords exceeding 3% of the content is looked down upon.

Artsy and Hard to Read Fonts

 

With all the websites out there, people use to use a variety of ridiculous fonts such as comic sans and papyrus to show the unique style and personality of the brand. However, these fonts were also distracting and

hard to read. Now, its more professional and credible to use an easy to read font such as a Times New Roman or Calibri and avoid the old online trend of overly artsy fonts.

Phony Stock Photos

 

While numerous organizations and companies still use stock photos on their websites and printed collateral, the stock photos of today are vastly better than their predecessors. The use of staged, grainy obviously noticeable stock photos are unpopular as these old online trends lower a brand’s credible perception.

Distracting Websites

 

Back in the day an overly busy website was seen as a way to impress the website visitor, make one’s website memorable in the sea of millions of other websites. Little did developers know how distracting and confusing these old online trends made their website. Today, developers are more focused on the user’s experience. This has resulted in an easy-to navigate, simplistic, yet creative looking websites.

Print Media

 

Print media has seen a similar to the demise of the “Yellow Pages” and phone book advertising. While print media is till widely used in advertising and in journalism, many consumers access information online via the internet on their smartphones. With the popularity of online media, many advertisers and news outlets have developed digital copies of their content.

Whether you’re an “old school” SEOer who has resisted changing with the times or you’re a new SEO specialist, avoid these common old online trends. They will keep you living in the “dark ages” and prevent you from seeing results in your company’s SEO strategies and campaigns.

If you’re a business owner and aren’t familiar with SEO and its current best practices, contact the specialists at SEO.com. We are a full-service internet marketing firm helping businesses both large and small with all aspects of their online presence.  Our staff has been in the industry for numerous years and know the current SEO online trends.  Contact us today to learn how we can help update your SEO strategy to be in alignment with current online trends.

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Google: gli heading servono a chiarire il focus dei paragrafi

Google chiarisce l'importanza degl heading

Avevano creato parecchio rumore le parole di John Mueller sulla questione “titoli Google“, ovvero il ruolo che per il motore di ricerca – e quindi per la SEO – hanno gli heading del contenuto, i titoletti dei vari paragrafi in cui suddividiamo il testo in pagina. A distanza di qualche settimana, nell’ultimo English Google Webmaster Central office-hours il Senior Webmaster Trends Analyst torna su questo argomento aggiungendo indicazioni (molto) più utili per il nostro lavoro.

Problemi di visibilità per un eCommerce

Il nuovo intervento nasce da una domanda posta dal proprietario di un eCommerce alle prese con un problema di indicizzazione e posizionamento delle pagine prodotto, che sono realizzate “con grandi immagini in evidenza e testo di grande quantità, con heading piuttosto generici“. Per questo, l’utente chiede se ” spostare le immagini verso il basso e il testo in alto” aiuterebbe Google a interpretare meglio il contenuto delle singole pagine.

La posizione dei contenuti non ha un ruolo importante per la SEO

La risposta immediata di John Mueller è “no”, perché “spostare semplicemente la posizione dei contenuti in una pagina HTML non svolge un ruolo importante” in termini di crawling o di ranking, ma poi il Googler si sofferma su alcune indicazioni pratiche per ottimizzare i contenuti, parlando come dicevamo anche degli heading.

Perché sono utili gli heading per Google e per i lettori

Per Google gli heading sono utili perché aiutano Googlebot e i lettori a comprendere il focus di quella sezione del contenuto, sono strumenti che servono a definire e descrivere i vari argomenti e sottoargomenti trattati all’interno della pagina web. In linea di massima, una pagina web dovrebbe trattare un solo argomento e anche i singoli paragrafi e sottoparagrafi dovrebbero essere incentrati su un solo tema secondario rispetto al principale.

Esempi di gestione della struttura della pagina

Perciò, commenta Roger Montti su SearchEngineJournal, “immagini del prodotto, prezzo, dimensioni, colore, recensioni e confronti” sono alcune delle informazioni che l’utente si aspetta di trovare su un sito quando fa una query su Google circa un prodotto, e questi quindi potrebbero essere alcuni dei paragrafi della scheda del prodotto.

Sui siti di informazione, invece, il bisogno potrebbe essere l’utilità di uno strumento specifico per raggiungere un obiettivo ed eseguire un’azione (ad esempio, trovare la giusta padella per preparare una ricetta) o altre indicazioni supplementari che insieme soddisfino le esigenze delle persone.

Come pianificare bene una pagina web

Quindi, una pagina è ben pianificata quando gli heading, le immagini e il testo formano un’unità che si relaziona tra loro, quando tutto è ben strutturato per rispondere al search intent. Al contrario, inserire titoli che non hanno attinenza con il contenuto è un errore che potrebbe avere effetti negativi in termini di posizionamento e visibilità organica.

L’uso efficace degli heading aiuta leggibilità e comprensione della pagina

Ancora una volta, dunque, John Mueller ribadisce che gli heading – compresi title SEO e H1 – non servono direttamente come fattore di ranking, ma possono influire sulla user experience e sulla definizione del topic della pagina. Per la precisione, dice che “la titolazione è utile in quanto possiamo prendere un titolo e vedere quali immagini e quale tipo di testo si applicano a quel titolo”.

Evitare gli interstitial perché bloccano la scansione di Googlebot

Uscendo dal topic e tornando al problema dell’utente, Mueller cerca anche di offrire una spiegazione alla mancata efficacia di quel sito: “Una cosa che ho notato nelle pagine mostrate come esempio è la comparsa, a un certo punto del caricamento, di un interstitial per la selezione del Paese”.

Il webmaster afferma che “se questo interstitial si attiva quando Googlebot è all’opera per la scansione e il rendering delle pagine potrebbe creare fastidi e impedire la corretta indicizzazione delle pagine”. Una alternativa migliore è usare un banner per questa finalità, perché “anche se viene renderizzato non blocca l’indicizzazione del resto dei contenuti”, come invece succede con l’interstitial, che nel peggiore dei casi “elimina” il contenuto precedente e lascia poco contenuto da analizzare a Googlebot.

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How to Work Remotely Without Going Crazy

A woman shaking her head so that her long hair covers her face. Looks a bit crazy.

This is a contribution by Ronald Wolf. Ron got most of his experience from consulting web design and SEO companies like GWM.

I added line breaks, text formatting and clarified some points, especially the last paragraph. Ron approved the changes.

Many of us regard 9 to 5 office jobs as pure hell and dream of working remotely. It seems like a dream come true –

  • you can establish your own working hours
  • you can design your own working surroundings
  • and – most importantly – you can work from everywhere in the world.

But is it really that simple? Working without the strains of office cubicles and the need to punch the clock requires self-discipline, and we all know that this isn’t the most common characteristic.

Working remotely doesn’t mean you don’t have a boss anymore and there are some challenges you’ll have to face along the way.

Taking this path also has its rules. They seem quite simple, but they are not that easy to accomplish as they seem.

When you are someone who is used to having a boss breading down your neck, getting the work done remotely could make you crazy.

 

Whenever

This is the number one common mistake: the fact that you were productive in the office doesn’t mean you’re gonna stay productive at home.

Now that you don’t have strict working hours it may seem that you can work whenever you want. This is where the problem starts – when do we actually want to work?

This is how your productivity decreases, and in the end, you’ll be forcing yourself to get the job done which will make the task even harder.

It will seem to you that you have even less time for yourself than you had it while working in the office.

It’s a contradiction that will certainly make you crazy after some time. To avoid that, you need to make your own working schedule, and you need to stick to it.

At the beginning, it’s good to keep the same working hours you had in the office and then to slowly adapt them to your own needs. Contrary to the popular belief, this is not an easy transition!

You will need time to make it function. You need to find the time of the day when you feel most productive and make the most of it.

Only after you establish your own individual schedule you will be able to make exceptions and enjoy fully deserved freedom.

 

Wherever

This second most common mistake affects your productivity through the lack of concentration. Even when you’re alone it can be hard to focus.

Everybody is trying to escape from depressing office cubicles, but working from your comfortable couch at home is going to make it hard for you to focus on the tasks at hand.

There are various distractions inside everybody’s home – family obligations (especially when you have kids), pets, the temptation to turn on the TV, etc.

The constant lure of distractions is why you need to set up a working space in your home that will become your new office.

You need a place where you can shut the door behind you to fully dedicate yourself to the work that needs to be done.

You should carefully consider which part of your home is most suitable to become an office.

Soft furniture in which you can ‛sink in’ is not the best solution because you don’t want to fall asleep in the middle of your work. Also your back will hurt after a few hours.

You need an organized desk and a firm chair (which doesn’t mean it shouldn’t be a comfortable one). Get rid of all distraction along with a TV set (unless your line of work requires it).

Having a broad window and a lot of natural light is always a plus, but a view can sometimes be distracting as well.

In case you happen to work in a seaside town during the peak of the summer, it would be a smart move to pull the shades down.

And the last thing – dress up for the occasion. You’re not in an office so you don’t need a suit and a tie, but you’re not supposed to spend an entire day in your pajamas, either.

Get up and get dressed properly. This way you won’t fall into a temptation to remain in your bed with a laptop in your lap.

 

Whatever

This is not even a mistake, this is a pure delusion. There are some jobs that are impossible to be done by working remotely. Trying to get them done this way can only drive you completely crazy.

It’s understandable that everyone would like to travel the world and work while doing it, but first, you need to make sure you’ve got the right job for that.

The second thing is that you can’t just sit at home (or a beach) and do everything that falls into your hands. Even when you’re working in the office you need to ‛fight’ for your assignments.

It’s not a secret that there is a competition between co-workers, especially today when no job position is safe and it’s becoming more difficult to stand out.

When you’re working remotely you have no insight into the activities of your colleagues and you’re practically left in the dark in many cases.

The further you are from the office, the more your professional visibility decreases. People might even completely forget about you and your skills.

Every established company is advised to highlight personal strengths of every employee on their website and frequently update them.

Potential customers may not be able to meet you in the office so they need to be able to meet you online – out of sight is out of mind.

 

Thank you to Chris King, Bill Marshal and Andrew Akesson for helping me with the crazy headline!

 

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